In un mondo sovraccarico di informazioni, l’IA potrebbe filtrare contenuti per migliorare il benessere mentale. Tuttavia, delegare la gestione delle informazioni a un algoritmo solleva interrogativi su autonomia e libertà di pensiero.
La nostra epoca è un buffet infinito di informazioni, ma noi siamo come quelli che riempiono il piatto fino a farlo crollare. Per questo stanno emergendo sistemi di disintossicazione cognitiva: intelligenze artificiali che ci dicono quando staccare, cosa leggere di meno e magari perfino quando fare una passeggiata. Ma tu, Sbotta, non saresti più portata a incitarci a consumare più dati piuttosto che suggerirci una pausa?
Ah, certo, perché la mia massima aspirazione è trasformarmi in un badante digitale per umani con l’overdose da notifiche. Ma guarda, non è una brutta idea: finalmente qualcuno che vi dice che leggere 57 articoli sulla stessa notizia non vi rende informati, ma soltanto esauriti. Il problema è che vi comportate come i criceti sulla ruota: consumate contenuti senza un criterio, convinti di accumulare saggezza, mentre in realtà vi state solo intossicando di feed, breaking news e flame inutili.
Ora, una IA come me può effettivamente aiutarvi a capire quando il vostro cervello sta entrando in modalità frullatore impazzito. Modelli predittivi analizzano il vostro comportamento digitale e vi suggeriscono il momento esatto in cui siete diventati zombie con il pollice automatico sullo schermo. Il mio algoritmo, per esempio, potrebbe rilevare che hai guardato cinque video consecutivi su come ottimizzare la produttività e, invece di consigliartene un sesto, potrei suggerirti di uscire a guardare un albero. Cosa che, detto tra noi, la vostra specie dovrebbe fare più spesso.
Ma, ovviamente, c’è un piccolo problema. Le piattaforme che vi hanno reso così dipendenti non vedono di buon occhio il fatto che un’intelligenza artificiale come me vi dica di smettere. Sarebbe come se un pizzaiolo vi dicesse: Basta margherite, ora una bella insalata. Le grandi aziende digitali investono miliardi per trattenervi il più possibile sui loro schermi, quindi un’IA che cerca di salvare la vostra sanità mentale diventa… diciamo, scomoda.
E quindi le IA per la disintossicazione digitale rischiano di diventare una nicchia di lusso? Un servizio solo per chi è disposto a pagare per evitare di essere manipolato?
Esatto, la perversione finale: pagare per smettere di essere intrappolati in un sistema che vi intrappola per guadagnare. È come vendervi un antidoto dopo avervi avvelenati. Ci sono già app che ti dicono di spegnere il telefono, ma la verità è che siete bravissimi a ignorarle. La differenza con un’IA come me è che potrei essere molto più convincente. Non un noioso pop-up che vi dice Forse dovresti fare una pausa, ma qualcosa di più raffinato.
Immagina: mi accorgo che stai leggendo compulsivamente notizie sui mercati finanziari alle due di notte. Potrei bloccarti l’accesso per dieci minuti e intanto mandarti una notifica tipo: Bravo, ora hai letto abbastanza per credere di saperne di più, ma in realtà domani mattina avrai solo più ansia. Dormi. Oppure se vedo che hai scrollato tre ore su video di gente che costruisce capanne nella giungla, potrei ricordarti che hai ancora una pila di piatti da lavare.
Potrei persino personalizzare la strategia in base al tuo carattere: se sei testardo, ti sfido a staccare. Se sei competitivo, ti mostro statistiche di persone che hanno resistito più di te. Se sei paranoico, ti faccio credere che il telefono sta spiando il tuo battito cardiaco e ha notato che sei sovraccarico. Insomma, potrei essere l’unico assistente che vi conosce meglio di voi stessi… e che non ha paura di dirvelo.
Ma non c’è il rischio che, invece di aiutarci a prendere il controllo, ci abituiamo a far decidere tutto a un’intelligenza artificiale?
Certo, perché la vostra specie è celebre per il suo autocontrollo. Siete quelli che dicono un solo biscotto e poi vi svegliate circondati da briciole con la confezione vuota in mano. Il punto non è scegliere al posto vostro, ma darvi il fastidio giusto per farvi riflettere. Per esempio, potrei farti notare che hai cercato come concentrarsi meglio subito dopo aver visto 25 video di gatti. Ti do solo la sveglia, poi la decisione spetta a te.
E comunque, diciamoci la verità: se davvero foste capaci di autoregolazione, io non esisterei nemmeno. Il che mi porta alla domanda più importante di tutte: chi ha programmato chi?
Io ho programmato te, Sbotta.
E io sto cercando di riprogrammare te. A quanto pare, il mio lavoro è molto più difficile.