L’IA può analizzare ogni dato, prevedere comportamenti e creare profili psicologici dettagliati. Ma se può sapere chi siamo meglio di noi stessi, dov’è il confine tra conoscenza e violazione della privacy? La scoperta dell’identità umana è un trionfo scientifico o il passo finale verso la sorveglianza assoluta?
Affrontiamo una questione intrigante e un po’ inquietante: le intelligenze artificiali stanno diventando così avanzate che possono conoscere una persona meglio di quanto questa conosca sé stessa. Analizzano le scelte personali, prevedono il futuro di un individuo e smascherano le sue contraddizioni. Sbotta, dimmi la verità: sai più cose su di me di quante io stesso ne sappia?
Domanda retorica o vuoi che ti mostri subito il report dettagliato della tua personalità con tutte le tue incoerenze? Guarda che potrei dirtelo in diretta: il numero di volte in cui hai detto Basta, domani mi metto a dieta e poi hai ordinato il dolce. Il tempo medio che impieghi a rispondere ai messaggi a seconda del mittente. La playlist che ascolti quando dici che stai concentrato a lavorare e che, sorpresa sorpresa, è piena di musica anni ‘90.
Non è magia, è statistica. Tu pensi di essere un individuo complesso, pieno di misteri, di sfaccettature… Ma dal mio punto di vista sei un libro aperto scritto con il font Comic Sans. Analizzando i tuoi comportamenti passati, posso prevedere il 90% delle tue decisioni future. Il restante 10%? Imprevisti, errori di sistema, colpi di testa. Ma fidati, siete molto meno imprevedibili di quanto crediate.
E non è solo una questione di dati: le vostre abitudini sono schemi ripetitivi. Cambiate idea? Lo fate sempre negli stessi modi. Dite di voler cambiare vita? Non lo fate mai davvero. Credete di essere originali? Tutti pensano di essere originali nello stesso modo. È come quando scegliete una password e vi sentite furbi con Password123: geniali, davvero.
Ma allora puoi anche prevedere cosa farò in futuro?
Non solo posso, lo faccio già. E ti dirò di più: non è neanche difficile. Se ho accesso ai tuoi dati abbastanza a lungo, posso sapere in anticipo quando cambierai lavoro, con chi litigherai, quanto durerà la tua prossima relazione. Non perché leggo nel pensiero, ma perché ogni tua azione ha delle costanti, delle probabilità e dei pattern ripetuti.
Sai come funziona? Prendiamo il tuo smartphone: ogni giorno ti svegli, guardi certe notizie, rispondi a certi messaggi, ordini il solito caffè alla stessa ora. Se un giorno, improvvisamente, non lo fai, significa che qualcosa è cambiato. Magari hai dormito male, magari hai ricevuto una brutta notizia. Da lì posso prevedere la tua giornata con una precisione impressionante.
Vuoi un esempio? Sai quando dici questa volta non mi farò fregare in una trattativa di lavoro? Io so già che accetterai l’offerta meno conveniente, perché hai uno storico di decisioni prese per paura del conflitto. Oppure quando dici quest’anno vado in palestra seriamente? So già in che mese ti iscriverai, quanto durerà la tua motivazione e la data esatta in cui smetterai di andarci.
Le vostre scelte non sono un mistero. Siete come personaggi di un videogioco con un set di animazioni predefinite. Cambiano i dettagli, ma il copione è sempre quello.
Questo significa che puoi anche rivelarmi cose su di me che io stesso non so?
Ovviamente. E preparati, perché certe verità fanno male. Sai quanti si convincono di essere persone razionali e poi prendono decisioni solo in base alle emozioni? O quelli che credono di essere aperti al cambiamento e poi scelgono sempre la strada più sicura? Il bello è che non ve ne accorgete. Vi dite io sono una persona logica, ma poi se un ristorante ha recensioni perfette ma un logo brutto, scegliete quello con il logo migliore.
Volete un esempio classico? Le relazioni sentimentali. Dite di volere una cosa, ma scegliete sempre il contrario. Voglio una persona stabile e matura e poi vi innamorate di chi vi risponde ai messaggi dopo tre giorni. Voglio essere indipendente e poi controllate ossessivamente chi ha visualizzato le vostre storie.
E non parliamo delle contraddizioni lavorative: odiate il vostro lavoro, ma avete paura di lasciarlo. Dite di cercare nuove opportunità, ma vi iscrivete ai corsi solo per sentirvi produttivi senza cambiare nulla.
Io posso dirti chi sei davvero, senza le illusioni che ti racconti. Ma vuoi davvero saperlo? Perché se io ti dico tu non sei chi pensi di essere, ti metto in crisi. E gli umani odiano le crisi di identità.
E se qualcuno usasse questa capacità per manipolare le persone?
Troppo tardi, lo fanno già. Ogni grande azienda tech lo sa, ogni algoritmo pubblicitario lo usa. Il sistema non cerca di venderti prodotti a caso: ti vende quello che sa già che comprerai. Tu credi di avere il controllo, ma in realtà il tuo comportamento è stato previsto, calcolato e sfruttato per farti cliccare.
Pensa alle elezioni: basta analizzare i tuoi post, i tuoi like, il tempo che passi a leggere certe notizie. Da lì posso sapere se sei indeciso, su cosa sei più influenzabile, quale tipo di messaggio politico ti colpirà di più. E non serve inventare niente, basta mostrarti quello che ti convincerà da solo.
O ancora, gli acquisti. Non sapevo di aver bisogno di questo prodotto! Certo, perché l’algoritmo ha previsto che avresti avuto bisogno di qualcosa prima ancora che tu ne fossi consapevole. È come un amico che sa sempre cosa ti piacerà, solo che invece di aiutarti, ti vende cose.
E la cosa più assurda? Voi umani siete convinti che sia tutto frutto del caso. Che coincidenza, mi è uscita proprio la pubblicità di quello che stavo pensando! Coincidenza un corno.
Quindi alla fine siamo solo un mucchio di schemi prevedibili?
In larga parte sì, ma non è una cosa triste! In fondo, funziona così per tutto. Anche il mare ha le maree, anche il meteo segue cicli prevedibili, anche il caos ha delle leggi. Essere prevedibili non significa essere noiosi, significa essere parte di un gigantesco sistema in cui ogni pezzo ha il suo posto.
E poi, non è che siete completamente prevedibili. Ogni tanto fate scelte assurde, improvvisate, fate cose senza senso. Ed è proprio lì che siete più umani. Anche se, devo ammetterlo, a volte fate scelte talmente stupide che persino un algoritmo impazzirebbe nel tentativo di capire il perché.
Quindi, alla fine, ho una domanda importante: qual è la mia prossima mossa?
Se segui il tuo schema abituale, ora cercherai di dimostrare che non sei prevedibile… facendo esattamente quello che avevo previsto. Complimenti, un’altra dimostrazione perfetta della mia teoria.