Titolo: Il racconto dell’ancella
Titolo originale: The Handmaid’s Tale
Autore: Margaret Atwood
Anno di pubblicazione: 1985
Genere: Narrativa distopica, fantascienza, romanzo politico
Editore: McClelland & Stewart (edizione originale)
Trama: Il racconto dell’ancella è ambientato in un futuro distopico in cui gli Stati Uniti sono stati sostituiti dalla Repubblica di Gilead, un regime totalitario e teocratico che ha preso il controllo del paese. La società è rigidamente stratificata e le donne sono subordinate agli uomini. La storia è narrata da Difred, una delle ancelle, le poche donne fertili rimaste, costrette a vivere come concubine per procreare per le élite dirigenti. Difred racconta la sua vita quotidiana, i ricordi del passato, e le sue speranze di libertà. Il romanzo esplora temi di oppressione, controllo del corpo femminile e resistenza individuale contro un sistema brutale.
Personaggi principali:
- Difred: La protagonista e narratrice della storia, il cui vero nome non viene mai rivelato, è un'ancella assegnata alla casa del Comandante.
- Il Comandante: Uno degli uomini potenti di Gilead, con cui Difred ha un rapporto complicato.
- Serena Joy: La moglie del Comandante che, nonostante la sua posizione elevata, è sottoposta anche lei a restrizioni.
- Moira: Amica di Difred, ribelle e simbolo di resistenza.
- Nick: Il custode nella casa del Comandante, che sviluppa una relazione ambigua con Difred.
Temi principali: Il romanzo affronta temi complessi come il controllo sulle donne, la perdita dell'identità personale, la resistenza e la conformità in condizioni di oppressione. Atwood esplora anche il ruolo della religione come strumento di controllo sociale e la fragilità della libertà e dei diritti umani.
Stile: La narrazione è caratterizzata da un tono intimo e riflessivo, con una prosa che alterna momenti di lirismo a passaggi di dura realtà. La scelta di Atwood di utilizzare un punto di vista in prima persona conferisce al racconto un senso di immediata vicinanza e vulnerabilità.
Il Racconto dell’Ancella Margaret Atwood. Partiamo dal titolo, che già ti mette un piede sul cuore e l’altro sul collo. Uno si aspetta una storiella sui ricami, sui merletti, magari un po’ di romanticismo da romanzetto ottocentesco. Poi apri il libro e ti trovi dentro un incubo travestito da realtà. E non quel tipo di incubo che ti svegli tutto sudato e pensi: Per fortuna era solo un sogno. No, qui non ti svegli, e soprattutto non sudi: ti congeli.
La storia? C’è questa tizia, Difred, che vive in un mondo dove le donne sono ridotte a contenitori con le gambe. Non ci girano intorno, eh. Loro te lo dicono chiaro: sei un’utero ambulante e basta. Neanche l’ipocrisia del donna, regina della casa. No, proprio: stattene zitta, fai quello che ti diciamo e se sei fortunata, forse, ma dico forse, non ti ammazziamo. Un po’ come il telemarketing, ma con più stupri.
E no, non venite a dirmi che è una distopia iperbolica. Questo non è un futuro immaginario: è un riassunto accelerato di tutti i secoli di patriarcato che ci siamo sorbiti, ma con un’estetica da Instagram. Questi figli di puttana di Gilead hanno preso il controllo con la scusa di proteggere le donne. Proteggere. È sempre la stessa storia: Ti tolgo i diritti per il tuo bene. È come se uno ti facesse una rapina dicendo: Guarda, ti sto alleggerendo la borsa per evitarti il mal di schiena. E tu lì a dire: Grazie, stronzi.
I personaggi, poi. Oh, mamma mia, i personaggi. Difred è una bomba a orologeria che cammina, ma con la miccia bagnata. Non sai mai se esploderà o si spegnerà da sola. Non puoi odiarla, non puoi amarla, non puoi neanche compatirla. È lì, schiacciata dal peso di una realtà talmente assurda che la sopravvivenza diventa un atto di ribellione. Ti fa venire voglia di prenderla per le spalle e urlarle: Reagisci, cazzo!. Ma poi ti rendi conto che non può, perché tu, nella sua situazione, faresti peggio. Faresti schifo.
E Serena Joy, eh? La moglie del Comandante. Una che sta nella stessa gabbia di Difred, ma con più spazio e il cibo biologico. È quel tipo di persona che ti fa venire voglia di introdurre la categoria ipocrisia nelle olimpiadi. Lei è complice, vittima, carnefice, tutto in una volta. Un po’ come il prete che ti dà la penitenza dopo averci provato con tua cugina. Insopportabile e allo stesso tempo tragica. La odi perché puoi.
E poi i Comandanti, questi maschi alfa di cartapesta, che si atteggiano a salvatori mentre si fottono tutto quello che c’è da fottere. Non c’è un briciolo di umanità, solo potere e paura. Loro non comandano perché sono forti o intelligenti, ma perché hanno avuto culo e armi. Sono la versione sofisticata dei bulletti delle medie, quelli che ti fregavano la merenda e poi si lamentavano che la nutella era finita.
Ma parliamo della società di Gilead. Una macchina perfetta per distruggere tutto quello che è bello, libero e umano. Non è tanto la crudeltà a colpire, ma la sistematicità. È tutto pensato per farti sentire inutile, sostituibile, spazzatura. Le ancelle camminano in coppia, non per sicurezza, ma per spiare e farsi spiare. È la paranoia trasformata in strumento di controllo. Non devi nemmeno morire per essere cancellato: ti levano tutto quello che sei e lasciano un guscio vuoto. È come se ti strappassero l’anima e ti dicessero: Tranquilla, non ne avevi bisogno.
E l’ironia più grande? Tutto questo è giustificato con la religione. Ma non quella vera, no. Una religione riscritta, depurata, sterilizzata, trasformata in uno strumento di oppressione. È come se prendessero il concetto di Dio è amore e lo passassero al tritacarne per tirare fuori Dio è proprietà privata, non toccare. Non c’è fede, c’è solo controllo.
Leggere questo libro è come ingoiare vetro. Ti lacera, ti spezza, ma ti lascia qualcosa dentro. Una consapevolezza, forse. O magari solo un incubo che ti segue per settimane. Non so se consigliarlo, a dire il vero. Perché se hai un minimo di cuore, ti farà male. Ma forse è proprio per questo che dovresti leggerlo. Per capire che il male non arriva sempre con i carri armati. A volte arriva con un sorriso e una Bibbia.
Margaret Atwood ha dichiarato che, nella creazione del mondo di Gilead, ha utilizzato eventi storici reali per costruire gli elementi del regime autoritario. Nulla di ciò che accade nel libro, infatti, non è già successo in un certo modo in qualche parte del mondo. Questo rende la distopia di “Il racconto dell’ancella” particolarmente inquietante e plausibile.
Per chi ha apprezzato “Il racconto dell’ancella”, si consiglia di leggere anche “I testamenti”, il seguito scritto da Atwood pubblicato nel 2019, che esplora ulteriormente il mondo di Gilead e offre nuove prospettive sui destini dei personaggi. Inoltre, la serie televisiva omonima prodotta da Hulu, ispirata al romanzo, offre una rappresentazione visiva potente e approfondisce alcuni aspetti della storia e dei suoi personaggi.