Dal 1995, oltre 5.000 esopianeti sono stati scoperti, molti dei quali simili alla Terra e situati nella zona abitabile delle loro stelle, dove potrebbe esistere acqua liquida e quindi vita. Tuttavia, definire la vita non è semplice: la NASA la descrive come una reazione chimica autosufficiente capace di evoluzione darwiniana, cioè organismi che si adattano al loro ambiente. Per studiare gli esopianeti, gli astronomi usano la spettroscopia per cercare firme chimiche di vita, come ossigeno o clorofilla. Recentemente, un gruppo di scienziati ha esplorato come processi complessi possano portare all’emergere di forme di vita diverse da quelle terrestri, indagando su come l’ordine si sviluppi nell’universo.
Gli esopianeti, quei meravigliosi sassolini nello spazio che continuano a farci sognare di non essere soli nell'universo. Pensate che c'è gente che ha dedicato una vita intera a cercare di capire se c'è qualcun altro là fuori, tra una galassia e l'altra, che si chiede le stesse cose di noi. E magari, mentre noi ci preoccupiamo di pagare le bollette, loro stanno cercando di capire come non esplodere quando parcheggiano l'astronave.
Quanti sono? Cinquemila? Diecimila? Insomma, un bel mucchio. E perché ci interessa tanto se c'è vita su uno di questi granelli cosmici? Forse perché siamo stufi di noi stessi e ci piacerebbe fare a cambio con qualcun altro. O forse siamo solo curiosi di vedere se sono più bravi a fare la pizza.
E poi, la famosa zona abitabile. Come se bastasse un po' di acqua liquida per far scattare una festa di compleanno intergalattica. Certo, qui sulla Terra funziona così, e ci capita di pensare che l'universo intero debba rispettare le stesse regole. Come quando si va in vacanza e si cercano gli spaghetti al pomodoro nel deserto.
E se la NASA, con definizioni che sembrano uscite da un manuale di biologia delle medie, può dirci cosa sia la vita, allora siamo a posto. Una reazione chimica autosufficiente in grado di evolvere? Ma certo, peccato che ci stiamo ancora chiedendo se una pianta in vaso possa essere considerata un animale domestico.
E la spettacolare evoluzione darwiniana, che ci ha portato dai microbi all'Homo sapiens, con tutte le meravigliose e discutibili deviazioni lungo la strada. Immaginate se da qualche parte nell'universo esistesse una specie che si è evoluta partendo da, chissà, rocce che bevono caffè. Ecco, cosa direbbe Darwin di fronte a una roba del genere? Eppure, ci sono scienziati che si divertono a pensare che tutta questa complessità potrebbe essere universale. O forse no. Forse ci stiamo prendendo in giro e altrove si evolvono facendo le cose completamente al contrario: invece di adattarsi, il loro obiettivo è diventare sempre meno efficienti, tipo la nostra burocrazia.
Vi siete mai chiesti come facciamo a sapere che un esopianeta ha ossigeno nell'atmosfera? No? Beh, con la spettroscopia. Uno strumento che, in pratica, guarda la luce e la scompone in tutte le sue componenti, come un arcobaleno. E tra quei colori, cerca di capire se c'è ossigeno, come un investigatore alla ricerca di indizi in una scena del crimine. Solo che qui il crimine è la vita stessa. Quindi, quando sentite parlare di “firme chimiche”, non pensate a un documento ufficiale, ma a minuscoli segnali che ci sussurrano: “Ehi, forse qui c'è qualcosa che respira”.
Se volete passare il tempo a fantasticare su altre forme di vita, fatevi un favore, non leggete troppe teorie complottiste. Sì, quelle che sostengono che il vostro vicino di casa è un alieno in incognito. Invece, dedicatevi alle cose serie della scienza. Che so, magari comprate un telescopio e provate a guardare lassù, tra le stelle. Non che vi capiterà di scoprire qualcosa di straordinario, ma almeno potrete dire di averci provato senza passare per pazzi furiosi. O, al limite, potreste sempre investire in una piantina carnivora: almeno quella è un alieno in miniatura che potrete tenervi sul davanzale.